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30° anniversario dell'instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Slovenia e Italia

Il 17 gennaio 1992 l'Italia e la Slovenia hanno firmato la "Dichiarazione Congiunta sull'instaurazione delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Slovenia e la Repubblica Italiana", con la quale – solo due giorni dopo il riconoscimento dell'indipendenza, sovranità e entità giuridica internazionale della Repubblica di Slovenia da parte della maggior parte dei paesi della Comunità Europea, predecessori dell'odierna Unione Europea - hanno convenuto sull'apertura delle rispettive ambasciate. L'allora Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga è stato il primo presidente straniero a visitare il nostro Paese.

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Nei tre decenni successivi, le relazioni tra i due paesi sono diventate molto diversificate e poliedriche. Dall'iniziale instaurazione di relazioni di buon vicinato tra due Paesi territorialmente collegati, accomunati da una storia comune e dove la tutela delle minoranze slovena e italiana era al centro degli sforzi, il rafforzamento dell'integrazione si è sviluppato in diversi ambiti fondamentali che oggi costituiscono il quadro base della cooperazione bilaterale e regionale: economia, turismo, trasporti e infrastrutture, energia, ambiente e agricoltura, ricerca scientifica e istruzione superiore, innovazioni, protezione civile, politiche sociali, salute, cultura, istruzione e anche tutela delle minoranze.

I contatti tra i due Paesi sono stati instaurati a tutti i livelli e si sono sempre più intensificati, non solo ai livelli bilaterali, ma anche in molti ambienti multilaterali.

Abbiamo raggiunto diversi traguardi. Tra i più importanti: l'istituzione di due organi di cooperazione bilaterale: il Comitato di coordinamento dei ministri tra Slovenia e Italia e il Comitato misto Slovenia - Friuli-Venezia Giulia, che hanno rafforzato la cooperazione settoriale bilaterale e sono attivi ancora oggi.

L'ingresso della Slovenia nelle più importanti organizzazioni multilaterali, come per esempio la ONU, il Consiglio d'Europa, l'OSCE e l'OCSE e l'adesione della Slovenia alle organizzazioni regionali nelle immediate vicinanze, in particolare nell'area delle Alpi e dell'Adriatico, ha rappresentato un importante passo avanti qualitativo e la possibilità di perseguire obiettivi comuni nella comunità internazionale.

Il più grande passo in avanti tra i due Paesi è stata indubbiamente la possibilità di rafforzare le relazioni dopo l'adesione della Slovenia all'UE e alla NATO, il che ha consentito ai due paesi non solo di condividere la politica dell'UE all'interno delle istituzioni europee, ma anche di rafforzare la cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa.

Oltre a tutto ciò, l'adozione della legge per la tutela integrale della minoranza slovena in Italia ha aggiunto una nota particolare alla qualità della cooperazione e alla conservazione del patrimonio culturale. Le minoranze sono sempre state e sono tuttora un ponte vivente tra paesi e popoli. Gli ultimi tre decenni hanno portato ad un'elevata protezione dei diritti delle minoranze di cui gode la comunità nazionale italiana in Slovenia, nonché significativi progressi nell'attuazione della legge per la tutela della minoranza slovena in Italia.

Anche gli storici incontri dei Presidenti Mattarella e Pahor hanno contribuito a superare le divisioni storiche e alla riconciliazione. I presidenti hanno posto su nuove basi le amare esperienze storiche della sofferenza degli sloveni in Italia e della popolazione di confine in generale causate dalla seconda guerra mondiale. Non dimenticando o negando il passato, bensì con tanta compassione per tutto il male che hanno vissuto entrambi le nazioni a causa dei regimi totalitari del secolo scorso, hanno reso omaggio, mano nella mano, agli eroi di Basovizza e alle vittime delle foibe.

Oggi, dopo 30 anni, Slovenia e Italia operano nello spazio comune europeo, nello stesso sistema economico e monetario, che ha un notevole potenziamento nel campo della giustizia, degli affari interni, e nell'ambito della NATO anche nel campo della sicurezza e della difesa. La qualità della vita nella zona di confine è alta. I due paesi sono orientati all'Europa e oltre l'Atlantico, condividono impegni e perseguono obiettivi comuni nei settori della salute, della transizione verde e digitale, della lotta ai cambiamenti climatici, dei trasporti sostenibili e dello sviluppo energetico e della gestione congiunta della migrazione. C'è molto spazio per gli sforzi congiunti. La tutela delle minoranze resterà sempre il filo rosso degli sforzi. Ci auguriamo sempre più fitta collaborazione anche nel campo dell'istruzione, della cultura e delle arti, non ultimo con il progetto Capitale europea della cultura nel 2025.

Che la vicinanza geografica continui ad essere anche la vicinanza dei valori. E che il ricco patrimonio di identità, culture e storia, insieme alle conquiste degli ultimi trent'anni, siano da fondamenta per il futuro di qualità delle generazioni che verranno in quest'area dopo di noi.